ELENCO :: LE MORGE
sabato, 21 maggio 2016

Le Morge del Parco

Il territorio molisano è costituito prevalentemente da formazioni sedimentarie gran parte delle quali, le più antiche, sono di ambiente marino; su di esse poggiano le più recenti formazioni di ambiente continentale. Le formazioni marine appartengono a cinque unità litostratigrafiche, relativi alle diverse situazioni paleo ambientali che si sono succedute nei tempi geologici, dal Trias fino al Plio-Pleistocene:
  1. Altofondo Abruzzese, corrispondente ad ambiente di piattaforma e caratterizzato da sedimentazione calcareo-dolomitica in facies neritica dal Trias al Cretacico (Monti del Matese, Catena delle Mainarde);
  2. Zona di transizione tra Altofondo Abruzzese e Bacino Molisano, corrispondente ad un ambiente di scarpata caratterizzato da sedimentazione calcareo-marnoso-selciosa, a partire dal Cretacico fino al Miocene, con abbondanti apporti detritici della zona di piattaforma (Monti di Venafro-Isernia; zona di Frosolone; zona di Sepino);
  3. Bacino Molisano, corrispondente ad un ambiente di sedimentazione di mare aperto e relativamente profondo, antistante la zona di scarpata e caratterizzato da una sedimentazione terrigena, prevalentemente argillitica nella parte basale e prevalentemente arenitica in quella sommitale;
  4. Avanfossa periadriatica, corrispondente ad una profonda depressione allungata parallelamente all’attuale costa adriatica, instauratasi a partire dal Pliocene e caratterizzata da notevoli fenomeni di subsidenza, nella quale si sono sedimentati materiali a costituzione prevalentemente argilloso-sabbiosa;
  5. Altofondo Pugliese, corrispondente alla zona di avampaese e ad un ambiente di piattaforma, con caratteri di bacino simili a quelli dell’Altofondo Abruzzese; le formazioni carbonatiche dell’Altofondo Pugliese non affiorano nel territorio poiché ricoperti da sedimenti plio-pleistocenici.
Il Medio Trigno offre allo sguardo un paesaggio integro, in cui la natura possiede la stessa forza rigida e insieme fiera dei suoi antichi abitanti: i Sanniti, che soli nell’antichità osarono opporsi all’Impero di Roma. Anche le rocciose Morge fronteggiano il verde delle vallate e l’orizzonte rivela, incastonati sulle pendici boscose di colline e monti, antichi borghi medievali, opponendo la sua bianca tenacia al corso inesorabile del tempo.  In un susseguirsi di aspre colline argillose e franose, enormi ammassi di calcare misti ad arenaria - Olistoliti - spuntano fuori dalla terra interrompendo la sua linearità. Le chiamano “Morge”, tradotte “grosse pietre”; ce ne sono di diversa forma e dimensione, risalgono al periodo Cenozoico e sono evidenti tracce di fossili e di conchiglie.  Sin dai tempi più remoti sono state sfruttate come supporto per insediamenti abitativi, si sono lasciate lavorare dall’uomo che vi ha scolpito scale, vasche, grotte, forni. 
 
Morgia di Pietravalle
 
Il geosito è rappresentato dal piccolo rilievo roccioso della Morgia di Pietravalle, sito nel Comune di Salcito. Il sito consente di apprezzare bene il fenomeno della morfoselezione; la Morgia costituita da calcareniti gialline chiare, più resistenti all’erosione degli agenti atmosferici, emerge, infatti, per erosione selettiva dai più teneri terreni argillosi che affiorano in tutta l’area ad essa circostante. Il sito ha, inoltre, un interesse paleontologico, poiché le calcarentiti che costituiscono la Morgia sono ricche di gusci di lamellibranchi, tra cui abbondano i pectinidi ed ostreidi, rodoliti, briozoi e frammenti di gusci di echinodermi.
Nelle calcareniti della Morgia sono presenti delle cavità artificiali, riferibili ad un insediamento rupestre. In particolare, dieci cavità, distribuite su due livelli, sono visibili sui versanti meridionali e tre sul versante settentrionale. Una buona veduta panoramica sulla Morgia si può avere da Ovest, dalla Strada Comunale Mandra. Nei pressi della Morgia si trova il laboratorio paleontologico all'aperto dedicato alla memoria del giovane geografo Flavio Bruni e promosso dall'Associazione Italiana Insegnanti di Geografia.
 
  
 
Morgia di Pietra Martino
 
Nell'agro del comune di Salcito (Campobasso), in contrada Fontelefrassi, sorge uno sperone roccioso (morgia) che è denominato Pietra Martino. Sul versante sud è presente una parete perpendicolare a ridosso della quale è stato realizzato un abitato rupestre parzialmente scavato nella roccia. Gli ambienti (abitazione, locali di deposito, vasche, stalla ipogea), ubicati su quote diverse, sono delimitati da un recinto in muratura. Considerata la rilevante importanza del sito nell'ambito della diffusione del fenomeno rupestre in Molise, sono state effettuate indagini finalizzate a metterne in luce e approfondirne le caratteristiche attraverso il rilievo grafico, lo studio dei materiali raccolti in superficie e la ricerca d'archivio. La lettura stratigrafica delle strutture architettoniche e la presenza di elementi d'arredo tipici dell'architettura rupestre, tra cui un'ampia cavità-camino e un impianto per la lavorazione delle derrate agricole o del latte, hanno consentito di ricostruire una cronologia relativa del processo insediativo. Il sito, che le fonti scritte dal XII a XIX secolo indicano come Pietra Giannizzera, è stato interessato da una lunga frequentazione favorita dalla posizione strategica, a pochi metri dal tratturo Celano-Foggia, e dalla conformazione litologica e geomorfologica dell'area. Dapprima ricovero temporaneo, presumibilmente legato alla transumanza, si è progressivamente trasformato in dimora stabile fino al definitivo abbandono verificatosi dopo la Seconda Guerra Mondiale.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Morgia di Pietracupa 
 
Il geosito è rappresentato dallo sperone roccioso, denominato, Morgia, visibile nel centro storico di Pietracupa. Tale sperone roccioso è costituito da calcari organogeni giallini, in cui sono molto riconoscibili gusci di ostreidi e pectinidi e rodoliti, da brecce calcaree con clasti di calcari a briozoi e da calcareniti gialline. La Morgia emerge per morfoselezione dai circostanti terreni argillosi, meno resistenti all’erosione, e costituisce un elemento caratteristico del paesaggio ed un segno distintivo dell’abitato di Pietracupa, ben riconoscibile anche osservando da lontano il Paese. All’interno della Morgia sono scavate le cavità dell’abitato rupestre di Pietracupa con l'aggiunta di una chiesa rupestre dedicata a Sant’Antonio Abate. Le cavità sono osservabili sul lato Sud-orientale della Morgia, lungo la scalinata che conduce alla chiesa di Sant’Antonio Abate. In particolare, sono visibili tredici cavità poste su tre diversi livelli, collegate attraverso scale ricavate nella roccia. Buone vedute panoramiche sulla Morgia si possono avere dall’alto, da Sud-Ovest, o dal basso, prima di giungere a Pietracupa.
 
 
Morgia di Limosano
 
Il geosito, di notevole impatto scenico, è rappresentato dall’affioramento di depositi miocenici che costituiscono il basamento su cui sorge il centro antico di Limosano. In particolare, il sito permette di valutare molto bene le caratteristiche stratigrafiche e sedimentologiche di questi depositi, denominati “Sabbie di Valli”. Nella parte bassa sono, infatti, osservabili sabbie ed arenarie grossolane il colore grigio cenere, mentre nella parte alta sono ben riconoscibili, in contatto netto sulle sabbie ed arenarie, megabrecce e conglomerati che costituiscono dei potenti corpi canalizzati. Il passaggio fra le sabbie e le megabrecce e conglomerati è messo molto bene in evidenza grazie a fenomeni di morfoselezione; le megabrecce ed i conglomerati, più resistenti all’erosione, sporgono, rispetto alle sottostanti sabbie ed arenarie. Una buona veduta panoramica del geosito si può godere da Sud-Ovest, dal centro abitato di Limosano, in prossimità del campo sportivo. 
 
 
Morgia Pietrafenda
 
La Morgia Pietrafenda, si presenta con l' unione di tre possenti massi di roccia calcarea nei cui pressi s'intravede l'apertura di una profonda caverna con cunicolo, mai finora esplorata. Pietrafenda, che significa "pietra spaccata" rappresenta  un insolito monolito roccioso con pareti a picco del tipo amba abissina. Il geosito si trova nel comune di Trivento in provincia di Campobasso.
 
 
Morgia - Rocca di Oratino 
 
La Rocca è una formazione rocciosa di notevoli dimensioni, contraddistinta da una torre medievale posta sulla sua sommità e collocata a breve distanza dal fiume Biferno, naturale via di comunicazione tra le aree appenniniche e la zona adriatica, che dal tratturo Castel di Sangro-Lucera, antico percorso viario che collegava l'Abruzzo e la Puglia. La conformazione dello sperone roccioso, adatto alla difesa e al controllo del territorio circostante e la sua posizione strategica, hanno costituito le condizioni favorevoli per lo sviluppo di insediamenti umani nel corso di diverse epoche. Il sito dal 2005 è interessato da scavi archeologici diretti dalla cattedra di Paletnologia dell’Università degli studi di Roma “La Sapienza”. Le indagini tuttora in corso hanno permesso di riportare alla luce alcune strutture monumentali pertinenti ad un insediamento dell’Età del Bronzo. Successivamente il luogo è stato sede di un insediamento sannitico, del quale sono visibili due cinta fortificate: l’una in opera poligonale, l’altra in opera quadrata. Nel corso dell’epoca medievale l’area ha conosciuto lo sviluppo di un nucleo abitato andato distrutto con il terremoto del 1456.  Sulla vetta si erge una torre medievale a pianta quadrata, dell’altezza di circa 12 metri, caratterizzata da imponenti murature in pietra e dotata di una grande cisterna. La parete anteriore presenta la porta di accesso, posta a quasi 5 metri dal suolo e inquadrata da piedritti e da un architrave che reca la raffigurazione di un uccello inscritto in un cerchio. Il geosito è situato in una zona a vincolo paesaggistico ex legge 1497/39 – esso si trova in un’area sottoposta a tutela. Il geosito è rappresentato dallo sperone calcareo su cui sorge la Rocca di Oratino. Tale sperone emerge per morfoselezione dai circostanti terreni argilloso e argilloso marnosi, meno resistenti all’erosione. Costituisce uno degli esempi di blocchi calcarei di grandi dimensioni, che si rinvengono in più parti dell’area Molise centrale all’interno delle argille ed interpretati da alcuni autori come dei blocchi esotici tettonicamente inglobati nelle argille. Secondo altri studiosi essi potrebbero, invece, rappresentare dei corpi canalizzati all’interno delle argille.